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Congresso SIMG: decadenza e sfilata di “baroni” del territorio, tempo di cambiare, Cricelli Presidente da millenni.  Rubrica MMG Resilienti: adesso parlo io

03/12/2018 – Riceviamo questa lettera firmata da un nostro lettore che introduciamo con una riflessione.

Si è tanto parlato di baroni universitari ma ancora non abbiamo pensato di estendere questo concetto ai baroni del territorio. Ma riflettiamo sul concetto di “barone”: come sappiamo il barone è storicamente un titolo feudale, mentre nel significato moderno viene definito “barone” colui che detiene un potere accentrato in un’istituzione, specialmente nel campo professionale. Il termine è frequentemente usato per indicare una persona che occupa un posto di potere, spesso per anni e anni, il cui operato potrebbe ingenerare il sospetto di un interesse privato nell’uso di questo potere. La baronia è quella fetta di potere, talvolta di piccole dimensioni, detenuto da un barone, che distribuisce piccoli “poteri” ai suoi vassalli rispettando le volontà di altri signori più potenti, come i visconti.

 

 

Lettera del nostro lettore

 

La sessione politica SIMG di quest’anno è stata aperta come di consueto da Claudio Cricelli, pensionando medico di medicina generale e capo indiscusso da decenni della SIMG e collegato indiscutibilmente all’azienda che produce, sviluppa e vende il noto gestionale “Millewin”. Il giorno dopo la sessione politica il figlio di Claudio Cricelli, Iacopo, presenterà la nuova versione della utility del programma “MilleGPG”, utile per fare auditing. Sembra carina.

Una criticità nota a tutti, di cui non parlerò, è il conflitto d’interessi che c’è tra la gestione di una società medico-scientifica e l’essere a capo di un’azienda produttrice di software medico.

Parlerò, invece, delle impressioni che questa sessione del mio primo congresso mi ha lasciato. Premetto che sono un semplice iscritto, ho 45 anni e faccio il Medico di Medicina generale nel nord Italia, non ho alcuna carica nella società e non ho appartenenze sindacali o associative.
Servirà, forse, a chi non c’era per farsi un’idea, non oggettiva e sicuramente neppure esaustiva, del clima. Magari sarà utile per stimolare una discussione.

La sessione politica, che si tiene nell’auditorium del centro congressi di Firenze, per chi non lo sapesse, è una seduta plenaria del congresso della più grande ed importante società scientifica della Medicina Generale italiana.

Dopo l’introduzione del presidente Cricelli sono state conferite alcune onorificenze, le più significative a mio parere sono state le nomine a “soci onorari” della Società Scientifica di Silvestro Scotti, Segretario Generale Nazionale della FIMMG, e di Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO.
Non parlerò di come molti nella platea hanno giudicato incomprensibile questa scelta, davanti a una parte maggioritaria di una FIMMG e ad una FNOMCeO che negli ultimi mesi hanno dato prova di essere dentro ad un vuoto culturale, con le loro proposte confuse e pasticciate di riforma della formazione specifica in medicina generale. Sicuramente mi sarei aspettato un’onorificenza a chi il mestiere lo fa ogni giorno, e abbiamo in Italia lodevoli eccellenze in Medicina Generale, spesso ignorate se non affiliate a talune di queste sigle. Perché le nomine a soci onorari non avvengono per meriti effettivi, riconoscibili come tali anche nel resto del Mondo?
Io la capisco questa scelta. E’ politica. Stiamo parlando dei tre attori politicamente forse più rilevanti della Medicina Generale italiana, della stessa generazione ultrasessantenne, amici tra di loro, che condividono uno stesso, limpido e concreto obiettivo: il mantenimento e l’espansione di un potere costituito, cambiare tutto per non cambiare nulla, a dispetto dei molti video promozionali trasmessi durante il pomeriggio, in pieno stile Istituto Luce.
Ciò che capisco meno è un’altra cosa, tipica di un’Italia vecchia, che vede nel rinnovamento una minaccia e non la sua più grande forza. Verso l’inizio della sessione politica, è stata messa in scena una specie di finzione sul palco. L’hanno chiamato “personaggi in cerca d’autore”. È salito sul palco un simpatico e valido collega con in testa un cappello di paglia, “alla Pirandello” nelle intenzioni, che ha a turno chiamato tre giovani per un intervento, probabilmente concordato prima. Tutti e tre hanno espresso le loro impressioni sul loro presente lavorativo e le loro aspettative sul futuro. Ciascuno ha parlato dal suo punto di vista. Il terzo dei tre ha, però, evidentemente rotto un copione già scritto. Non so se fosse nelle sue intenzioni. Ad ogni modo, la sua ironica presa di posizione sulle attuali condizioni della medicina generale, non me ne voglia se l’ho interpretata come critica ad una medicina generale ormai priva di identità, allo sbando e lasciata alle nevrosi o alle virtù dei singoli, ha smosso qualcosa oltre che nella platea, anche sul palco. Qualcuno che stava più vicino ha notato un gesto di nervosismo di Claudio Cricelli e un tentativo di interruzione del giovane collega, che è però riuscito a portare a termine il suo discorso. Da quel momento, il programma della serata è andato avanti, purtroppo, in un teatrino penoso. Forse sbaglio, ma l’ho percepita come specchio di una reazione di chi si sente minacciato da qualcosa, lo specchio si una generazione di potenti la cui fine si intravede già da oggi; una burlesque in cui, senza rispondere con un solo argomento alle critiche costruttive emerse nel corso del pomeriggio, i soliti noti si affaccendavano tra risate e scherzi, in una rappresentazione di loro stessi, per dirla con Fabrizio De André, celebrativa del nulla.

A niente sono serviti gli sforzi di coloro che hanno provato a far ritornare la sessione su un piano di realtà ed argomentazione. Rimane per me emblematica una frase di Silvestro Scotti (FIMMG), che con un colpo da maestro ha ridicolizzato gli argomenti di chi chiedeva un concreto miglioramento delle condizioni lavorative e una formazione migliore per i più giovani.

 

Lascio da parte le questioni di forma, anche se la forma in genere riflette la sostanza. Lascio da parte le impressioni. Proverò invece a fare qualche domanda all’attuale dirigenza della SIMG.

Molta enfasi è stata posta sul lavoro in team. Sinceramente avevo molte aspettative. La sconcertante risposta SIMG è stata un appiattimento sull’idea FIMMG del “microteam delle cure primarie”, concetto vuoto e non ulteriormente approfondibile in quanto tale.
Si auspicava la libertà organizzativa dei medici che, invece, verrebbero danneggiati, non si capisce bene come, da Case della Salute, AFT, UCP, UCCP o simili. L’unica spiegazione che riesco a darmi di questa manifesta volontà di distruggere anni spesi a unire e a promuovere una medicina generale integrata ed efficace, è che questa classe dirigente operi anche su questo tema esattamente come opera su tutto ciò di cui si occupa: cambiare tutto, perché non cambi nulla.

Domanda. Perché invece non si cerca, dati alla mano, di convincere la politica che l’arma vincente è investire in cure primarie integrate col resto del sistema sanitario, cure primarie che lavorino in team in strutture sociosanitarie riconoscibili come tali da tutta la cittadinanza (mi spiegate che cos’è un microteam delle cure primarie?)? Questa sarebbe l’arma vincente per abbattere le spese sanitarie già nel medio periodo e per poterle reinvestire in promozione della salute, diagnostica strumentale di primo livello e ricerca nelle cure primarie.

Inoltre, che ruolo aveva il presidente della società di medicina interna sul palco, che ripetutamente ci ha chiamati gli internisti del territorio? È specchio di una confusione della SIMG sull’identità del medico di medicina generale? Diceva bene Scotti, quando ha detto che prima di chiedere bisogna sapere chi siamo. Noi lo sappiamo, e voi?
Il discorso dell’identità della medicina generale mi permette di sollevare un ulteriore tema importante, ovvero l’ingresso nelle Università mediante la creazione di un autonomo settore scientifico-disciplinare. La volontà da parte di SIMG di un ingresso della medicina generale nelle Università, cosa fondamentale per darci una casa dove fare ricerca e formazione, sembra esplicita. Ma lo vuole davvero? Mi pare, forse sbaglio, che manchi una visione chiara di come raggiungere l’obiettivo, cosa peraltro evidente dal fatto che ci sono, meritatamente, riusciti prima gli infermieri di noi già anni fa, con la creazione di un loro settore scientifico-disciplinare. Vogliamo fare lo stesso? Facciamolo, le argomentazioni politiche ed economiche efficaci le hanno proposte i colleghi infermieri tempo fa. Basta fare lo stesso.

 

Spero che i colleghi a questo punto mi aiutino a trovare altre domande. E aiutino la medicina generale a stimolare una vera discussione sul suo futuro. Se non ora quando?

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